I ricordi dei “marmocchi”

I “marmocchi”, i cittadini di Grottaferrata, chiunque avesse il desiderio di condividere i propri pensieri, i proprio ricordi e testimonianze su un uomo, da tutti considerato, una guida, potrà inviare al nostro indirizzo email – info@csc-grottaferrata.it – i propri ricordi su Bruno, il Circolo Studentesco, il Centro Socio Culturale o genericamente sulla vita a Grottaferrata.
Grazie

10 Ottobre 2015 – Maria Teresa Galassi Paluzzi Tamassia
“Dopo le parole del Sindaco e dell’Archimandrita, le due massime autorità della nostra città, parlare di Bruno Martellotta non è facile. Meglio lasciare a Bruno stesso la parola. E lo si può: ci sono infatti quattro cassette registrate e poi trascritte da Sergio Ferretti e quindi pubblicate, in cui Bruno, ormai ottantenne, sollecitato dalle domande di Sergio, si racconta.
Chi lo ha conosciuto lo ritrova con la sua profondità condita di humour, con il suo eloquio apparentemente frammentario che coglie invece puntualmente la frammentarietà della vita e il ricordo del passato nella sequenza dettata dagli affetti e dagli interessi personali.
Chi non lo ha conosciuto scoprirà un uomo inedito, originalissimo, dotato di una acuta sensibilità, di una straordinaria curiosità intellettuale, capace di costruirsi autonomamente una vasta cultura e di diffonderne generosamente il gusto con la leggerezza di chi ha masticato e digerito letture, mostre, concerti e frequentazioni di intellettuali ed artisti fino a renderle parte di sé.
Questa intervista, in cui Bruno ripercorre la sua vita fin dall’infanzia, me lo ha fatto conoscere come non mi sarebbe stato possibile solo frequentandolo per amicizia o per lavoro. Colpisce l’acume delle notazioni, l’indipendenza di giudizio sulla vita culturale sociale e politica dei vari periodi della sua vita. Colpiscono in modo particolare le pagine relative alla sua vita militare da volontario in Africa, nella seconda guerra mondiale, il ricordo della battaglia di El Alamein cui partecipò, della prigionia in Africa e in India..
Oggi però vorrei evidenziare in particolare alcuni tratti del percorso che lo ha condotto da un’esperienza di vita, come lui dice, “infernale”, ad una curiosità intellettuale sfociata dapprima nell’erudizione, quindi nella Cultura con la C maiuscola e da questa nell’impegno sociale e civico. Il tutto intriso di uno humour sottile e sostenuto dal buon senso delle personalità superiori.
Si tratta di una originale terapia del disagio psicologico, davvero efficace in termini personali e sociali. Bisognerebbe diffonderla di più!
Veniamo ai fatti. Subito dopo la maturità classica Bruno si impiegò alle Ferrovie per fare “qualche soldo per sé e per la sua famiglia”. Quello che allora si sarebbe chiamato un esaurimento nervoso cominciò con delle ripetute disgtrazioni anche sul luogo di lavoro che Bruno – parole sue – “prese umoristicamente”: “non ne feci assolutamente un dramma e questo mi salvò.” “Ma – continua – la mia salute declinò moltissimo ……avevo contrasti con il mondo, dovunque mi rivolgevo per me era un contrasto. insomma la mia vita era una vita infernale per cui cominciai a pensare al suicidio e mi ricordo che un giorno stavo sull’argine del Tevere … ed ero intenzionato a farla finita” Ma ecco il buon senso che lo salva:“Sarò io che sono fatto male o è il mondo che è fatto male? ” Le tentazioni suicide però non finirono qui. Venne un periodo in cui si trovava – parole sue – in “una situazione psicologica disastrosa che gli impediva di fare studi regolari come avrebbe voluto” e di ”coltivare a lungo l’interesse per una stessa materia”. “Di questo – dice Bruno – mi affliggevo molto e la consideravo una cosa molto strana. Sennonché un giorno leggendo uno scrittore statunitense il quale parlava di questi problemi e nel descrivere i vari tipi ne descrisse uno che mi sembrava proprio di essere io e questo mi illuminò la mente. Costui deve cambiare perché cambiando riesce ad avere un nuovo interesse e questo nuovo interesse lo distacca da quello che è il suo contenuto profondo psicologico dal quale lui fugge”. “Ma i risultati di questo metodo – continua Bruno – quali furono? Insomma è vero che io riuscii in parte ad evadere dal mio mondo interiore…fino a quando riuscii a liberarmene, perché io sono uno di quei pochi che sono uscito da questa situazione senza finire né suicida né al manicomio…..Però avvenne che io mi interessassi di moltissime cose e questo mi dette conoscenza a tantissime cose, non approfondita, ma una conoscenza di tantissime cose.” (pp.47- 48) “Queste cose, poi, pian piano, si sono organizzate dentro di me ….ogni volta che io me ne occupavo o leggevo aumentava, diciamo, il complesso delle nozioni e si congiungevano gli anelli che non si erano congiunti, quindi una certa organizzazione di tutto quello che avevo messo dentro a un certo momento arrivò ma quello che faceva impressione era che in genere tutti gli altri che frequentavo erano molto e ben preparati ma in un settore ristrettissimo del sapere e io invece mi ero allargato molto.” ( p.50) Ecco la cultura con C maiuscola di cui dicevo poc’anzi, quella che una volta si chiamava cultura umanistica, che appunto “si allargava molto” e che ieri e ancor oggi
Una cultura che “si allargava molto” ma che non perdeva di vista l’importanza del suo radicarsi in un territorio, o meglio nel territorio in cui si vive. Dopo le numerose peregrinazioni della sua famiglia dalla Svizzera a Frattamaggiore vicino a Napoli ad Attigliano in Umbria a Castelgandolfo (nteressanti e divertenti le descrizioni della vita in quei paesi) e dopo la terribile parentesi della seconda guerra mondiale, Bruno giunse a Grottaferrata dove trovò una accoglienza che finalmente non lo fece più sentire un forestiero. Trovò, potremmo dire, la sua città una città in cui però non si rinchiuse; visitò i Castelli Romani “con nuovo cuore” come lui dice. Roma, poi, era vicina, era il luogo dove lavorava ( presso il ministero delle Finanze), la sua offerta culturale era vasta. “Cercavo di conoscere Roma – dice Bruno – mi interessava molto la romanità, mi interessava molto il territorio che conteneva questa romanità” Aveva con la sua acutezza compreso che la romanità vera è quella che si è saputa radicare nei territori. Ecco dunque la volontà di portare nel territorio, nella sua città, Grottaferrata, quell’offerta di cultura che aveva scoperto in Roma frequentando associazioni ed enti culturali. Cercò di fondare un circolo culturale per persone della sua età (aveva 35 ani all’epoca) “ che – come dice lui – “si occupasse del territorio, cercasse di conoscerlo, e discutesse anche di tutte le questioni politiche e sociali, ma su di un piano di comprensione”. Ma troppi erano “gli attriti fra le varie fazioni” in cui si dividevano i grottaferratesi suoi coetanei e Bruno stava quasi per abbandonare l’idea.
Ma ecco la svolta che avrebbe cambiato la sua vita e la vita di Grottaferrata. Nicola, suo fratello minore, (cui Grottaferrata ha dedicato una strada specie per le sue benemerenze durante la seconda guerra mondiale) stava fondando un circolo giovanile e i giovani gli dissero: “Che stai a perdere tempo, vieni qui con noi” “Ma io ho dieci anni più di voi” “Non ti preoccupare, con noi stai benissimo, noi vediamo che tu con noi ci puoi stare” E così fu.
Era cominciata l’avventura del Circolo Studentesco di Grottaferrata. Qui si sono formati giovani che avrebbero costituito l’ossatura culturale e anche politica di Grottaferrata, qui si sono formati giovani che si sarebbero trasferiti da Grottaferrata in Italia e all’estero per motivi di lavoro e di studio e avrebbero dato lustro alla cultura e alla scienza: e sono stati e sono tanti. Ad uno di costoro, il fisico Giuliano Preparata, Grottaferrata ha dedicato una piazza ad un altro, il medico e scrittore Luigi Devoti, ha dato poco prima che scomparisse una significativa targa di benemerenza.
Chiunque sia stato socio del Circolo ricorda la capacità di coinvolgimento con cui Bruno sapeva far coniugare ai giovani la serietà dello studio e l’impegno civico a balli di carnevale, elezioni di Miss, pic nic ed altre amenità. Il tutto in un reale e costruttivo spirito democratico che si materializzava …nel famoso basco: per ogni decisione infatti si votava e la schedina col voto veniva messa nel basco di Bruno e da lì uscivano le decisioni comuni.
“Il circolo, dice Bruno, fu molto utile perché fu veramente un incontro dove le diverse fazioni si potettero confrontare in modo diverso da come si confrontassero sulla piazza… dove parli secondo le necessità elettorali e quando invece si è soli, lì, insomma credo che si possa parlare più apertamente e io ero convinto che le differenze fra le fazioni, se la gente si fosse spiegata , sarebbero diminuite moltissimo a men o che non ci fosse interesse personale.
La sua concretezza e la sua fantasia organizzativa comunque non si fermò alle numerosissime iniziative del CSG, prima fra tutte la Biblioteca ma agevolò il ramificarsi del Circolo in associazioni dapprima all’interno del CS poi federate nel CSC che oggi ne conta ben 25 e di cui Bruno fu socio fondatore. Martellotta fu un antesignano del concetto di rete ed ancor oggi Grottaferrata deve a lui, per quanto io sappia, l’essere l’unico dei Castelli Romani a proporre una struttura federativa per l’associazionismo cittadino.
Grottaferrata non dovrà mai dimenticare i cardini del suo insegnamento: studio, organizzazione, volontariato, confronto, dialogo, impegno civico, democrazia, collaborazione con le amministrazioni pubbliche, qualunque colore avessero quando si trattava di iniziative che promuovessero cittadinanza e territorio. E tutto ciò condito di sano divertimento, di convivialità, di storiche battute e soprattutto del suo indimenticabile sorriso.”

10 ottobre 2015 – Franco Preparata
“Nell’occasione di una ricorrenza così significativa, il centenario della nascita, è commovente ricordare, con nostalgia, una persona di cui si riconosce l’impronta nella formazione personale di molti di noi.A partire dagli anni cinquanta, nella quieta comunita’ di Grottaferrata Bruno Martellotta aprì ad un gruppo di giovani orizzonti culturali amplissimi, formando un sodalizio che dura ai nostri giorni.Il ricordo di lui è pervaso di affetto e riconoscenza.”

07 Ottobre 2015 – Renato Gentilini
“…sono uno dei superstiti del citato gruppo di studenti universitari che nel 1951-53 fondarono il Circolo Studenti di Grottaferrata.
L’idea nacque nel 1951 quando in occasione della raccolta di fondi per l’alluvione del Polesine,  un gruppo di ragazzi organizzò a questo scopo un evento teatrale al cineteatro Veneri  . Fu un grande successo,  teatro pieno e raccolta una cifra superiore alle attese. Ne fece eco anche la stampa e io conservo un ritaglio del Messaggero che cita il successo dell’iniziativa.
A quel tempo, in periodo carnevalesco, venivano organizzate (a colore politico) delle serate danzanti al Veneri.
C’era la serata bianca (DC), la serata verde (Repubblicani) e la serata rossa (Socialcomunisti).  Quel gruppetto di ragazzi decisero di organizzare la serata “studentesca”, una serata allegra, non politica, dedicata ai giovani, studenti o no.
Ne ricordo la prima, nel 1953 , nel corso della quale venne anche eletta una “miss studentorum”, la diciannovenne Mirella Mari che per inciso tre anni dopo divenne mia moglie e con la quale il prossimo anno spero di poter festeggiare le nozze di diamante, 60 anni insieme.
Il Circolo CSG nacque più per ragioni ludiche che culturali, come centro di aggregazione  laico, aperto a tutti i giovani (e le ragazze) del paese.  Le tante discussioni citate da Martellotta vertevano sui contenuti e gli indirizzi, temendo all’inizio di dare una connotazione troppo “culturale” (sono degli universitari..!) e di “classe sociale”.
Alcuni di noi invece ne sostenevano l’opportunità e da quì l’invito a partecipare alle riunioni rivolto a Martellotta di una decina di anni maggiore di noi e di riconosciuta superiorità etica e culturale .  Fu un intervento decisivo e indusse il CSG a considerare l’aspetto “culturale” come essenziale per un Circolo Studentesco, una iniziativa aggregante, accettabile e convincente in un panorama post-bellico  in cui in paese la cultura era rappresentata solo dall’esistenza dell’Abbazia  di S.Nilo.   Ottenere una sede anche piccola per noi ebbe una risposta positiva dal Comune , poi venne l’idea della biblioteca (laica e aperta a tutti.)
Sposatomi nel 1956, mi fu offerto un lavoro a Genova e così lasciai Grottaferrata. La mia famiglia era venuta ad abitare a Grottaferrata nel 1947 e la lasciò nel 1959 alla prematura morte di mio padre.
Sono per me passati 59 anni  ma il ricordo di quegli anni felici è sempre vivo e Grottaferrata è sempre stata per me il punto fermo di partenza della mia vita …”

01 Ottobre 2015 – Francesco Pulice
“… ho conosciuto Bruno all’età di 8 anni, quando la Maestra Carla Giornadi, ci presentò in classe uno studioso di archeologia, Bruno Martellotta, che ci fece da subito appassionare alla materia.
Qualche mese più tardi, con alcuni compagni, accettammo la proposta di Bruno di iscriverci al GAL per scoprire con lui e i suoi ragazzi il mondo dell’archeologia laziale.
Non dimenticherò mai il bisturi che Bruno utilizzava per temperare le matite… quelle punte affusolate, cosi perfette non le ho più viste realizzare da nessuno… con i miei amici facevamo a gara a consumare le matite che poi Bruno pazientemente ci temperava all’infinito. Ci insegno a ricostruire, da un frammento di coccio, la possibile forma e quindi l’uso che gli antichi ne potevano aver fatto.
Ci portava a passeggio sui sentieri del Tuscolo alla scoperta di reperti archeologici – non ho mai capito se era lui a seminarli prima del nostro passaggio oppure  se fossimo particolarmente fortunati -, non ho più mai conosciuto una persona cosi semplice e disponibile, entusiasta di condividere il sapere, la storia, l’arte, con gli altri. Una persona certamente unica nel suo genere…”

2009 – Tratto da Bruno Martellotta e l’associazionismo a Grottaferrata

Ruggero Capulli
“Il 2 ottobre 1968 alcuni soci dell’allora Circolo Studentesco di Grottaferrata si riunirono per dare vita a un gruppo che si dedicasse, tra l’altro, alla ricerca e all’esplorazione di civiltà sotterranee presenti nel territorio tuscolano. Forse la cosa non era ancora ben chiara, ma stavo fondando il Gruppo Speleologico di Grottaferrata.
Presidente del Circolo Studentesco era al tempo Bruno Martellotta, peraltro mentore generoso e attento di ogni socio del Circolo. Egli accolse con favore l’iniziativa, anche perché le prime ricerche del nuovo gruppo furono indirizzate verso l’area archeologica del Tuscolo: ciò non poteva che incontrare l’approvazione di Bruno, stante il suo profondo interesse per l’archeologia.
Ben presto l’attività si estese oltre l’ambiente locale e oltre l’ambito archeologico. I giovani soci, tutti poco più che ventenni, attratti dal fascino delle cavità naturali trasformarono il gruppo da archeologico ad acheo-speleologico e quindi definitivamente nel Gruppo Speleologico di Grottaferrata con la sigla G.S.G.
Non venne meno però l’egida di Bruno. Il suo ampio sapere e le sue conoscenze gli consentirono di intrattenersi con i ragazzi per parlare di grotte, guardando con entusiasmo a quella novità grottaferratese…” (continua a pag.209)

Luigi Devoti
“Parlare di bruno non è facile perché la sua figura è al di sopra di tutti noi e per moralità e per bagaglio culturale, che ha sempre sfoggiato con ritrosia.
Ho conosciuto Bruno in giovane età mia e sua, e cioè quando lui e rientrato in Italia dopo la lunga detenzione in un campo di concentramento inglese. Era stato preso prigioniero sul fronte di El Alamein dagli inglesi: “E per fortuna”, lui diceva sempre, perché la condizione in cui si trovava insieme agli altri commilitoni era veramente disperata, sia per ragioni belliche che per ragioni alimentari: infatti non avevano neanche più l’acqua per dissetarsi. Comunque sia, dopo averlo conosciuto insieme agli altri sociale Circolo Studentesco di Grottaferrata, decidemmo di sceglierlo quale presidente dell’associazione. E la scelta fu subito considerata ottima sotto tutti i punti di vista: Bruno infatti non era fazioso, amava la correttezza (che pretendeva anche da tutti coloro che avevano rapporti con lui) e, lo ripetiamo ancora una volta, aveva un bagaglio culturale non comune, che metteva a disposizione di chiunque lo richiedesse…” (continua a pag.210)

Fabio Mazza
“Nell’autunno del 1958 venni ad abitare a Grottaferrata. Avevo 23 anni, studiavo giurisprudenza, e venivo da Roma, dove ero nato e vissuto fino ad allora.
Il distacco da Roma fu penoso, perché a causa di esso furono recisi i molteplici legami di amicizia, di cultura e di frequentazione ambientale che costituivano il complesso delle mie relazioni sociali e si riflettevano nel mio mondo interiore.
Penoso fu il confronto fra ciò che lasciavo e ciò che trovavo, in un ambiente che giudicai culturalmente depresso e permeato da interessi di modesta consistenza.
Ma, trascorsa l’estate, feci conoscenza di Bruno, e tramite lui divenni socio del Circolo Studentesco di Grottaferrata.
Il Circolo era una associazione di diritto privato, regolata da uno statuto e allocata in uno scantinato concesso gratuitamente dal Comune, che versava altresì, per il suo funzionamento, un contributo annuo al quale andavano ad aggiungersi piccole quote associative. Era retto da un Consiglio direttivo cui competeva, tra le altre attribuzioni, anche il provvedimento di accettazione o di rigetto delle domande associazione degli aspiranti soci, i quali dovevano essere presentati da almeno un socio.
Fui presentato da Bruno, dopo un preventivo colloqui con me. Colloquio che, pur nella forma di conversazione occasionale e generica, era volto a esaminare l’accoglibilità o meno della mia domanda, e di ciò mi resi immediatamente e tacitamente conto. Cosi entrai nel Circolo e ne frequentai l’attività per alcuni anni, assai importanti, che costituirono un ponte tra due diverse fasi della mia vita. Anima e motore del Circolo era Bruno, assiduo stimolatore degli interessi culturali di noi soci, attraverso incontri, conversazioni, dibattiti e riflessioni collettive su molteplici aspetti della realtà. ….” (continua a pag.211)

Franco Preparata
“Ripensare il proprio passato. Un esempio infrequente, in cui si richiama la soddisfazione per risultati conseguiti, l’amarezza degli insuccessi, la malinconia delle omissioni. Un esempio doveroso quando si è sollecitata fornire una testimonianza per una persona scomparsa, cui ci legano non solo una sincera amicizia fraterna, ma anche una profonda riconoscenza esistenziale.
A fuoco nella memoria è Grottaferrata negli anni cinquanta. Il ricordo, direi l’incubo, della guerra non si è ancora dissipato. Una piccola comunità nei Castelli Romani, tranquilla, laboriosa, semplice, la cui fisionomia probabilmente non è molto diversa da quella di mezzo secolo addietro. La grande città è una realtà distinta, separata anche da uno scomodo viaggio sugli antiquati tram della Stefer.
Le varie cittadine nei Castelli sono profondamente insulari, con distinte identità di campanile (anche se la nazione di campanile, la “torre”, non è certo indigena alla regione).
In questa tranquilla, statica comunità alcuni giovani, per lo più studenti pendolari in diversi stadi della loro carriera scolastica, prendono atto della propria identità di gruppo e decidono di consociarsi per promuovere un insieme di attività ricreative e culturali.
Nasce cosi il Circolo Studentesco di Grottaferrata. Vi erano naturalmente tra noi molti esperti di attività ricreative (l’esuberanza dell’adolescenza ne era maestra), ma per lo sviluppo culturale occorreva un fratello maggiore: fummo eccezionalmente fortunati ad avere nel gruppo Bruno Martellotta. la sua presenza ebbe un ruolo essenziale, e la sua eredità perdite in noi anziani e nelle successive incarnazioni del Circolo.
Dotato di una innata curiosità intellettuale, di una solida cultura coerentemente intessuta ad evitare lacune  e di una eccezionale abilità a comunicare in maniera semplice e tuttavia rigorosa, Bruno riuscì a conferire a un gruppo di giovani (certo non atipico) una consapevolezza culturale e civica indubbiamente atipica nella geografia locale…” (segue a pag.213)

Angelo Viticchiè
“Entrai a far parte del Circolo nel 1969. Ero uno studente universitario come altri. Non conoscevo Bruno. Imparai a conoscerlo nelle riunioni del sabato sera. Dopo cena, ci vedevamo al Circolo per parlare di argomenti di interesse generale: storia, arte, musica, tempo libero.
Ero sempre molto attento e provava ammirazione – devo dire, onestamente – non solo per Bruno, ma anche per gli altri: Luciano, Danilo, Piero, Enzo, Sergio, Sandra, Luigino. Era come se mi fosse aperto davanti agli occhi un nuovo mondo. In quegli incontri non parlavo quasi mai. Mi è sempre piaciuto ascoltare.
Presi coraggio piano piano e scelsi tra le varie attività presenti nel Circolo, il volontariato nella Biblioteca. Venivano molti giovani, molti professori, molti anziani. Per anni, come volontari, abbiamo mantenuto la biblioteca aperta al pubblico tutti i giorni, domenica compresa. Anche la biblioteca si muoveva, andava in piazza per proporsi, per aprirsi ancora di più. Ordinammo la biblioteca in modo moderno. Tutti insieme, la sera fino a tardi, catalogavamo i numerosi volumi. quel catalogo è ancora conservato nell’attuale Biblioteca Comunale. La biblioteca: per sua bellezza e sua ottima funzionalità è il frutto di una pianta che ha solide radici. Penso che tutti noi ne possiamo essere orgogliosi.
Intorno alla biblioteca, come sede e come attività, ruotavano tutte le nostre iniziative.
La prima che ricordo riguardava un seminario di studi condotto da Bruno su Montale, il suo e il mio poeta preferito.
La seconda, di grande valore civile e sociale, riguardava l’organizzazione di due corsi serali per il conseguimento della licenza media. Con i famosi corsi delle 250 ore, per due anni consecutivi, dalle otto alle undici di ogni sera, abbiamo portato molti cittadini di Grottaferrata al diploma di scuola media inferire…” (segue a pag.215)

Gastone Serafini
Conobbi Bruno Martellotta negli anni 1951-1952, nel periodo in cui preparavo insieme a mio fratello Nicola l’esame universitario di patologia generale.
Mentre noi eravamo intenti nello studio, Bruno in disparte ascoltava assorto il programma di cultura generale trasmesso dalla Rai.
Era uno studioso eclettico e profondo. Verso sera, dopo la giornata di lavoro presso la dogana, amava aprire il proprio sapere.
Noi componenti del Circolo Studenti e Lavoratori – circolo che aveva uno stato apolitico e areligioso, per impedire ogni intromissione di partiti e parrocchie – accogliemmo con gioia Bruno con noi.
Egli era colto, umano, onesto,integro, realista e soprattutto dotato di buonsenso, ed eravamo tutti entusiasti di lui.
Alle domande più insidiose che gli si porgevano, rispondeva a tono, esaurientemente e approfonditamente.
Credeva nei valori umani e nelle capacità dell’uomo. Era laico, ma rispettava la Chiesa e ne riconosceva i meriti.
Aveva particolari idee sulla morte, che considerava come disfacimento del corpo/materia e della mente/psiche.
Non credeva nell’esistenza dell’anima, se non come “un insieme di energie, risultato perfetto delle varie connessioni biochimiche-fisiche intracerebrali”.
Non partecipava alla vita politica e non manifestava idee politiche, pur essendo stato un ammiratore delle grandi opere dell’epoca fascista…” (segue a pag.216)